[PSEUDORece] La Fine del Mondo

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Per puro caso e grazie all’uscita in Home Video, questo pomeriggio mi sono ritrovato a vedere The World’s End, da noi bizzarramente tradotto alla lettera con “La Fine del Mondo“.
Volevo andarlo a vedere al cinema, a settembre, quando uscì, ma i signori cinematografai di Torino decisero che due giorni di programmazione bastano e avanzano.
Figuriamoci, manco fosse l’ultimo film di Edgar Wright, regista non solo di “Shaun of the Dead” e di “Hot Fuzz”, ma anche di “Scott Pilgrim vs. The World”.
Insomma, lo aspettavo proprio tanto, “La fine del Mondo”.
Che poi è l’ultimo film della famigerata Trilogia del Cornetto.
Se non sapete cosa sia la suddetta, prego grazie signori, quella è la porta.
Aria, non scherzo.
Tutti gli altri, un forte e deciso clicchete e via a calciar culi alieni.

La storia, come si vede da tutti i trailer, è molto semplice: 20 anni dopo il primo tentativo, Gary King (Simon Pegg) decide di riunire la vecchia banda di amici per tornare a Newton Heaven, il loro paese d’origine, per completare il miglio dorato.
Cos’è il miglio dorato? È un percorso lungo (indovinate?) un miglio attraverso 12 pub, dove scolarsi una pinta per poi proseguire.
12 pub, 12 pinte, una serata: semplice no?

Finché non capita che un ubriaco Gary comincia a provocare un ragazzotto nel cesso del terzo o quarto pub e da lì, signori, comincia davvero il film.
Un grandioso film d’azione, ricco di battute, momenti divertenti, con una regia impeccabile e quella che mi pare essere una lievissima presa per il culo a J.J. Abrahams.
(A proposito, ti tengo d’occhio, ragazzino. Tu sai perché.)

Davvero, tutti quei lens flare sensati e che NON paiono esagerati sono sembrati solo a me un gigantesco “Guarda come si fa” all’indirizzo del regista di New York?
Vabbè, passiamo oltre.

Le scene d’azione, dicevamo.
Girate perfettamente, sempre chiare e che lasciano un’ottima comprensione degli spazi occupati dai personaggi.
Si vede che l’esperienza con le coreografie di Scott Pilgrim è servita a Wright per gestire al meglio cinque borghesotti inglesi che pestano robot (ma li chiamiamo robot?) al minimo sindacale della loro forma fisica.
E vedere cicciopanza Frost che scalcia culi alieni è una goduria.

Vi faccio il culo a suon di sgabellate!

Vi faccio il culo a suon di sgabellate!

È anche palese come sia una enorme metafora sulla fine di un percorso.
Pegg e Wright hanno scritto la sceneggiatura pensandola proprio in questo modo, cercando di concludere un viaggio iniziato dieci anni fa con “Shaun of the Dead”: l’eterno adolescente che vuole concludere qualcosa nella propria vita, il gruppo di amici cresciuti e tutti composti che si lascia andare per una volta, i problemi della loro vita insieme che ritornano per essere risolti e quel finale un po’ amaro.
Tutto ci fa capire che è davvero un finale, anche se le storie e i personaggi non sono legati tra loro, se non per la presenza del gelato Algida.
Fa ridere e fa riflettere, questo “La Fine del Mondo”.
Più ridere che riflettere, intendiamoci, ma per essere una commedia fantascienza d’azione è già un bel traguardo.

Ed ora?
Wright è impegnato nella pre-produzione di Ant-Man, Pegg è diventato una star di Hollywood e tra un Mission Impossible e uno Star Trek è sempre pieno di lavoro.
Frost, nel suo piccolo, scrive cose su twitter e recita di qua e di là.
Guardatelo e recuperate gli altri due pezzi della Trilogia che qua già si aspetta la prossima.
Sarà quella del Magnum?

Scoprire per caso un regista ed amarlo a fondo mi è sempre piaciuto un casino, anche se in questo spazietto di internetto che mi son ritagliato non ne ho mai parlato troppo.
Wright è uno di quelli che seguo parecchio e sono davvero curioso di vedere se terrà il suo taglio anche per Ant-Man e se riuscirà a renderlo interessante come spero.
Per inciso: l’ho visto recuperando voi-sapete-come, ma beccare uno screener in italiano coi sottotitoli in giapponese è davvero un’esperienza mistica.

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