[Giocati fino a ieri] Max Payne 3

"Ciao, sono Max e scelgo solo cravatte orrende!"

“Ciao, sono Max e scelgo solo cravatte orrende!”

2002: ho da poco comprato la prima Xbox, dato che il mio computer non ce la fa più a reggere i giochi. Anche perché da PC sono passato a Mac qualche mese fa e Halo è già salito al rango di “Gioco di dio”. Cerca di qua e cerca di là, mi son trovato in mano un titolo: Max Payne.
Anche se è dell’anno scorso decido di dargli una possibilità.
“Al limite lo porto da EB Games”.

2003: Francesco è il fratello minore della ragazza con cui esco in questo periodo. Il ragazzo è allegro, simpatico e da quando ha capito che mi piacciono i videogiochi, non perde occasione per farmi sbavare sul case del suo computer.
“Vieni, ho tirato giù Max Payne 2!” e subito siamo davanti allo schermo a far fuori una mezza dozzina di scagnozzi saltando al ralenti.
La mia ragazza non è felice quando vado a casa sua.

2011: …
No, niente, ‘sta parte mi sa che non posso scriverla. Diciamo che ho avuto il primo contatto con il signor Payne a Sao Paulo.
Credo stiano ancora pulendo la bava che mollai lì per terra.

(E finalmente)
2014: è da dicembre che mi riprometto di recuperare il terzo capitolo della saga del nostro poliziotto alcolista/drogato/sparapallottole preferito.
L’occasione è arrivata una settimana fa, quando passeggiando con un’amica ci siam ritrovati in un GameStop. Un po’ di bavette, un check del portafoglio e via, a casa a giocare.

Max Payne 3 prende il “la” a qualche anno di distanza dagli avvenimenti del secondo capitolo.
Il señor Payne è ancora una volta attaccato alla bottiglia ed agli anti dolorifici, passando la sua vita tra il bancone del bar e il divano di casa sua, perennemente sbronzo e strafatto.

E alla fine arriva Passos.

E alla fine arriva Passos.

Passos lo convince a fare la guardia del corpo per alcuni riccastri in Brasile, a São Paulo per la precisione.
Max accetta e da qui parte la storia.

Parliamone un attimo, senza spoiler.
Max Payne è un gioco che ti pone davanti alla caduta definitiva del suo protagonista, ancora di più sprofondato nella spirale di violenza, droghe e alcool che da sempre dalla morte della sua famiglia l’accompagna.
Nonostante questo, però, è sempre l’adorabile orsacchiottone spara piombo, pronto ad autocommiserarsi e affogare i suoi pensieri nell’alcool, sparando frasi epiche che si meritano una top ten su siti a caso.
La sceneggiatura è un po’ prevedibile, vero, ma ci sono quel paio di colpi di scena, specie dalle parti del Capitolo 11, che lasciano davvero a bocca aperta, specie se si pensa che sia solo uno sparamuretto e niente di più.
Non ci troviamo di fronte ad Uncharted, che per quanto figata totale, aveva una trama degna di una puntata di Mistero, con tanto di buchi di sceneggiatura, ma a qualcosa che vuole comunque comunicare un messaggio e per quanto banale e scontato, quel messaggio passa.
La ricchezza, la povertà, la crudeltà dell’essere umano potente nei confronti del debole, l’antieroe che ad un certo punto decide di porre fine a tutto ciò che vede di marcio, sono tutte tematiche che vengono toccate, anche se a volte in maniera superficiale.
Importa? No, non molto.
Max è sempre un ottimo narratore delle sue disavventure, riuscendo a strappare un sorriso amaro anche nei momenti più drammatici, spiegando i fatti con una sorprendente lucidità e chiarezza.
È il suo lasciarsi andare in balia degli eventi che lo porta a São Paulo, è il suo continuo piangersi addosso che gli fa compiere le scelte di cui poi si pente che lo portano, infine, ad una redenzione nell’unica maniera che conosce: servendo ricche insalate di piombo sulle gengive del prossimo.

L'agilità di Max è sempre quella. PLUS: cravatte orribili.

L’agilità di Max è sempre quella. PLUS: cravatte orribili.

Da sempre la serie è stata sinonimo di sparatorie scenografiche, ricche di azione, tuffi e tanto bullett time.
Sono passati nove anni dal secondo capitolo e in mezzo c’è stato Stranglehold (chi se lo ricorda?), le cose sono cambiate?
La risposta è sì, ma non troppo.
Le sparatorie sono ancora lì, con l’aggiunta delle coperture alla Gears, facendo un passetto in più verso lo sparamuretto, ma non così fluido come negli esponenti più celebri del genere.
Per dirne una, non ci si può spostare da una copertura all’altra con la pressione di un tasto: bisogna prima uscire dal riparo, cercarne un altro e poi ci si può nuovamente mettere al sicuro.
Un po’ macchinoso, ma una volta fatta l’abitudine risulta semplice.
Specie se nel passaggio da una all’altra ci si tuffa sparando alla faccia degli scagnozzi.
La violenza e la crudezza degli impatti dei proiettili è stata amplificata a dismisura, mostrandoci fontane di sangue ad ogni singolo colpo andato a segno.

In da la fazza.

In da la fazza.

E poi la grafica.
L’ho giocato su Xbox 360 e anche a due anni di distanza riesce ancora a lasciare a bocca aperta.
Una buona profondità di campo, dei modelli poligonali dettagliatissimi anche per l’ultimo degli scagnozzi, che godono anche di una certa varietà, degli effetti di luce da urlo e una regia pazzesca.
Insomma, per come la vedo io, anche se a molti potrà sembrare un’eresia, sembra di giocare ad un film di Tony Meraviglia, conosciuto ai più come “Il fratello bravo degli Scott”.

Il difetto più grande rimane quello che fece notare Cryu: i cazzo di caricamenti.
Il titolo ha una rigiocabiltà altissima e doversi puppare ogni santissima volta i filmati è davvero deleterio per il divertimento.
Alla terza run, quella fatta per la voglia di collezionismo, mi sono rotto talmente tanto dell’impossibilità di skippare i filmati che ho cambiato gioco pur di non dover vedere per l’ennesima volta lo sclero di Marcelo nella discoteca.
Pezzo fighissimo eh, ma non ce la si poteva fare.

Max Payne 3 era un tarlo che mi si era piantato in testa un annetto prima della sua uscita, rimanendo lì fino alla fine della prima giocata dove s’è sentito satollo e soddisfatto.
Divertente, non troppo semplice (per carità, non fate i fighi e giocatevelo a Normal, almeno la prima volta) e con dei contenuti che vanno oltre alla mera scusa per falciare cattivi su cattivi.
Da giocare, rigiocare e completare per benino.
Se non vi dà noia rivedere gli stessi filmati una volta dietro l’altra.

 

Basta cravatte, passiamo alle camice inguardabili.

Basta cravatte, passiamo alle camicie inguardabili.

Giocato due volte e mezza su Xbox 360, passandoci sopra una ventina di ore nell’ultima settimana, mi fa ancora venire la voglia di metterlo su e sparare con due pistole mentre salto.
Giuro che ora mi dedico al backlog e poi ci scrivo su, promesso.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...