[RetroRECE] 24: The Game

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Ce l’ho da qualche tempo, ma non l’ho mai finito.
O meglio, non l’avevo mai finito, perché questa volta l’ho portato fino a fondo.
Riprendere in mano oggi un gioco
Parliamo delle avventure digitali del buon Jack Bauer, che insieme a Tony, Michelle, Kim e Chase, tutti presi tra virus, attentati, enigmi e sparatorie.
Parliamo di 24: The Game*.

La trama s’inserisce tra le stagioni due e tre del serial televisivo: sono passati sei mesi dal finale della seconda stagione, Palmer è nel mezzo della sua Presidenza, Jack, Tony e Michelle lavorano al CTU in perfetta armonia.
Bauer è il direttore degli operativi, mentre Tony è il direttore del supporto negli uffici: la stessa gerarchia che troviamo all’inizio della terza stagione.
Il gioco si apre con una soffiata anonima che informa il CTU di Los Angeles che una nave trasporta un virus pericolosissimo, con la minaccia di diffonderlo nella città.
Sta a Jack, ovviamente, risolvere la situazione il più velocemente possibile, sparando come un matto a tutti i nemici presenti sulla nave.
Da qui si passerà a diverse location che ci permetteranno di cambiare personaggio a seconda della situazione.

Il protagonista della serie, infatti, non è il solo personaggio giocabile: nella piena tradizione della serie tv si portano avanti diversi eventi, spesso paralleli temporalmente.
Per rendere meglio l’intreccio, quindi, ci ritroveremo a vestire i panni di Jack durante le operazioni sul campo a L.A. così come Tony, Michelle prevalentemente alla sede del CTU e Chase come infiltrato nell’organizzazione di Peter Madsen, un ex collaboratore di Jack che rispunta dal passato per, beh, fare casino.
Poi vabbè, c’è anche la scassapalle di Kim che è l’unico personaggio che non sa usare le armi e che (SORPRESA) si fa rapire da babba qual è.

Vuoi la trama degna del serial, vuoi il doppiaggio in italiano con le stesse voci della controparte televisiva, 24: The Game* riesce a riprendere quasi in pieno l’atmosfera che si respira guardando le puntate dello show.
Aggiungeteci anche che i modelli poligonali dei volti dei protagonisti sono eccezionali (per un gioco della PS2 del 2006, non pretendete)e avrete un buon quadro del comparto tecnico.

È un po' un bullshot, ma rende l'idea.

È un po’ un bullshot, ma rende l’idea.

Sì, perché a livello di gameplay il gioco dello Studio Cambridge fa acqua da parecchie parti.
Partiamo dalla telecamera che inquadra il quello che vuole lei e nonostante sia modificabile con lo stick destro, ritorna inesorabilmente alle spalle dell’avatar facendo perdere il focus su cosa stavamo facendo.
Ora, non pretendo una telecamera perfetta come Super Mario 64, ma diavolo, almeno se devo perquisire dei nemici posso vedere il pavimento?
No, ma al contrario di quello che succedeva in RE 4, le indicazioni di quello che sta sotto i nostri piedi (solitamente il morto da perquisire) sono lente ad arrivare e poco precise.
Mi è capitato milioni di volte di stare sopra ad un nemico caduto, premere quadrato e ficcare una ragguardevole cartella al povero soldatino accanto a me.

Il sistema di mira, anche per la gestione della telecamera, è interessante, ma assolutamente non funzionale.
In pratica è a metà tra il lock-on e la mira libera, zoomata a-là Gears of War, ma non riesce a dare la precisione del titolo Epic.
Una volta “lockato” il nemico, il reticolo di mira si blocca sullo stesso e si può decidere in quale zona del corpo sparare con un ulteriore mirino all’interno della stessa.
Sempre come il coetaneo Gears, 24: The Game* propone un sistema di coperture: schiacciando “X” ci si ripara dietro un oggetto e premendo L1 ci si sporge per sparare.
E qui cominciamo a parlare dei comandi che proprio nelle situazioni più concitate mostrano tutti i fianchi, un piede e pure un paio di organi interni, vah.
In poche parole, sono reattivi come il vostro cervello dopo la sbronza del sabato sera.
Cercare una copertura non vuol dire semplicemente avvicinarvisi e premere il pulsante giusto, ma bisogna aspettare che il comando compaia a schermo.
Questo vale per tutte le azioni da compiere durante le fasi in terza persona, dalla perquisizione di un cadavere all’attivazione di un aggeggio.
Ecco che compiti facili si trasformano in frustranti, senza troppi indugi.

Ma 24: The Game* non è solo sparatorie e coperture: abbiamo anche enigmi, interrogatori ed inseguimenti automobilistici.
Oddio, enigmi è una parola grossa, quando per la maggior parte dei casi ci troviamo a premere il giusto tasto nel giusto momento.
Sono molto semplici e per niente impegnativi e sono sicuro che pure quell’impedita videoludica di mia sorella potrebbe risolverli.
Le sezioni in auto, invece, sono non solo inutili, ma anche mal realizzati.
Sarà che sono pistino io, ma sentire lo stesso “BZZZZZZZZ” monotono e costante a prescindere dalla “velocità” che si raggiunge.
I modelli delle auto raggiungono il guardabile e poco più e vivono in un universo dalle proprie leggi fisiche.
MEH è la parola giusta per questi intermezzi.

Ma il succo del carisma di Jack sta negli interrogatori: violento, spietato e che porta sempre a casa il risultato.
QUESTO è quello che vogliamo fare, no?

No.

No.

Lì sulla destra vedete il nostro applausometro indicatore di collaborazione del sospettato.
Ora, abbiamo tre opzioni: con triangolo saremo aggressivi, con quadrato tranquilli e con X rassicuranti.
Bisogna premere il pulsante giusto nel momento in cui la palletta sta nella fascia blu.
La palletta indica quanto è nervoso il tizio in questione.
Per far raggiungere la fascia blu usiamo i tre comandi di cui sopra (ripettivamente: sale, rimane stabile, scende).
Non sempre i risultati a schermo sono apprezzabili e spesso abbiamo solo Jack che urla in da la fazza al povero cristo che vorrebbe solo un’aspirina.

Si lascia giocare, insomma, questo 24: The Game*, anche se si tratta solo di conoscere il legame tra le due stagioni in questione e provare che nel 2006 qualche sceneggiatura di qualità nei videogiochi ci poteva essere.
David Cage? Puppalo un p’, vah.

Ci sto giocando su una PS2 d’annata, console che ricordavo più silenziosa di quel che effettivamente è. Comunque ha ragione giopep quando dice che Kim è un dito al culo. Nel videogame, pure di più.

*Avete perso tutti, ragazzi.

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