The Last Stand

"L'avevo detto che sarei tornato"

“L’avevo detto che sarei tornato”

Negli ultimi dieci anni sono cambiate un po’ di cose.
I cellulari sono più furbi, con meno tasti  e con schermi enormi, i talenti musicali si scoprono su Youtube, la gente comune può scegliere quale prodotto arriverà sul mercato (finanziando i vari progetti), i videogiochi sono diventati fonte d’ispirazione per i film e viceversa.
Film d’azione con le palle non se ne vedono più così tanti (e se volete qualche dritta, cliccate QUI e godete), siamo sommersi da prodotti PG-13 che dovrebbero riprendere le vecchie glorie e finiscono solo per far aumentare le vendite degli originali in home video (gomblottoh?).
Dieci anni fa, inoltre, il signore qui sopra abbandonava momentaneamente il mondo del cinema per darsi alla politica.
Da superstar a Governatore della California. Per due mandati consecutivi. Prova a non votare il Governator, ciccio.
Così nel 2011 finisce il suo impegno politico e dopo un annetto di ruoli di supporto, ecco tornare il nostro bravo Schwarzy in un ruolo da protagonista.
E sì, a 65 anni suonati sa ancora di più il fatto suo.

The Last Stand è il primo film ammerigano di Kim Ji-Woon, il simpatico coreano che ha diretto “Il buono, il matto, il cattivo”, film che recupererò a breve e che dicono essere davvero fiquo.
Insomma, per me un emerito sconosciuto, per molti un regista promettente.
Infilate la voglia di ritorno di Arnie con il talento di Kim e avrete un0idea di quel che può venirne fuori.
Cioè questo film.

Ray Owens è lo Sceriffo di Sommerton Junction, paesino sperduto nel sud del Nevada ad uno sputo dal confine messicano.
La cittadina è il classico posto dove non succede mai nulla e se i vice sceriffi non sanno neanche recuperare informazioni su una targa non è un problema.
Lo Sceriffo si è ritirato lì proprio per la tranquillità del paesotto, dopo una vita passata a combattere il crimine e dopo averne viste di cotte e di crude.
Ma non saremmo qui a parlarne se non capitasse qualcosa di grosso, qualcosa che scuota la pacifica Sommerton ed ecco entrare in scena il supercattivissimo Cortez, signore della droga che evade dal fermo dei Federali per tornare in Messico.
Da dove vorrà mai passare? Ma da Sommerton Junction, ovvio!
Solo che si trova davanti questo:

schwarzy

Che è un po’ l’equivalente di trovarsi davanti un muro di cemento spesso cinque metri e alto dieci.

Che dire, il film è ovviamente un film caciarone, ricco di riferimenti alla filmografia dell’ex-Governator, ma che non spinge mai troppo sul citazionismo.
Ci presenta il buon Arnold in una forma inedita ovvero l’eroe che sa ancora il fatto suo, ma che sente l’incedere degli anni sulle spalle.
Non fa finta di avere venti anni in meno, si mette gli occhiali per cercare indizi sulla scena del crimine e fa da insegnante ai suoi sottoposti.
E no, non è in forma come Stallone, ma non è necessario: Schwarzy non ha bisogno di essere un superpalestrato in questo caso, ma solo un poliziotto vicino alla pensione circondato da giovani volenterosi, ma senza esperienza o quasi.
Come dicevamo in apertura, dieci anni di distanza hanno inciso sulle capacità attoriali del nostro Austriaco preferito, ma in positivo.
È davvero un piacere per gli occhi rivedere il vecchio leone che si rassegna all’età e ficca comunque pizze in faccia a destra e a manca a tutti gli scagnozzi messicani che gli capitano sotto mano.
L’avreste mai detto che sarebbe stato perfetto in un western moderno? No? Nemmeno io.

E la regia? Niente, è buona e classica, niente di particolarmente eccezionale, ma con qualche guizzo che ti fa godere come un riccio.
Solida, chiara e precisa, ecco.
Il bello della totale assenza della parkinson cam che tanto va di moda negli ultimi anni.
Lasciamola usare a Greengrass che la sa usare per benino, ok?
Grazie.

Schwarzenegger è tornato, ragazzi.
Teniamoci pronti.

Visto in una serata al cazzeggio con un amico la settimana scorsa su Sky. Per puro caso, poi, abbiamo beccato Terminator 3 un paio di giorni dopo. It’s Schwarzy Week, baby.
T3 me lo ricordavo parecchio peggio.

4 pensieri su “The Last Stand

  1. Dei 3 più famosi attori di film d’ azione anni ’90 (Schwarzenegger, Stallone e Willis) Arnold é sempre stato quello che adoravo di più.
    Bruce Willis invece era quello che apprezzavo di meno: era il meno carismatico dei 3, e i suoi film erano quelli fatti peggio. Adesso però Arnold si é praticamente ritirato (e quando ha provato a rientrare in pista é stato un flop), Stallone fa solo “I mercenari” una volta ogni morte di papa, e quindi se vuoi goderti un film d’ azione sei costretto a bussare alla porta di Bruce Willis. Come ho fatto io l’ anno scorso, andando a vedere “Fire with fire”: é un buon film, te lo consiglio.

    • Fire with fire non lo conoscevo, cercherò di guardarlo al più presto che c’è sempre bisogno di un buon film d’azione. Però come Kurt Russel non c’è nessuno, ammettiamolo🙂

      • Non ci crederai, ma ho visto uno solo dei suoi film: Grindhouse – A prova di morte. E’ da una vita che voglio vedere 1997: Fuga da New York perché adoro i film distopici, ma ancora non ne ho avuto occasione. Grazie per la risposta! : )

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