23.57: Dialoghi e seghe mentali

“Non dire cagate, dai, non può essere” mi dice con gli occhi sbarrati.
“Ti dico che è così. E ti dirò di più: alla fine della fiera, mi sta bene così”
“Mh, non ti credo così tanto”

È perplessa. Mi guarda come si guardano i personaggi sfigati dei film che dichiarano il loro fallimento, quelli che hanno capito che tanto il destino, il fato, la sfiga e pure Gesù Cristo si sono alleati per fargli avere la più miserabile delle vite.
Il fatto che nei film i suddetti personaggi abbiano sempre il loro riscatto è un subdolo trucchetto degli sceneggiatori per farci credere che “basta avere fede” e tutto si sistemerà.

“Tutte cazzate. Dalla prima all’ultima. L’amore, il romanticismo, i sogni e le promesse.” Proseguo, incurante dello sguardo che mi sta lanciando.

“Vedi, un giorno conti di avere fatto jackpot: hai una ragazza che ami e che ti ama, state per andare a vivere insieme, state anche cominciando ad organizzare il matrimonio. Di lì a qualche giorno, hai deciso, andrai a prendere l’anello, simpatico simbolo di quello che hai sempre sognato. Nell’arco di 48 ore tutto si crepa e capisci che no, non è il caso.”

“Poco autobiografico, uh?” rilancia sarcastica.
“Ovvio, ma infatti parlo in maniera strettamente personale. Non è detto che sia universale, anche se sto cominciando a crederlo”
“Sì, ma come fai a dire che ti sta bene così?” domanda perplessa, cercando anche di non lasciar trasparire alcuna emozione.
Credo che a questo punto la sua sia più curiosità che altro. È evidente che non ci crede, ma vuole sentire dove vado a parare.

“Dicevo: nonostante tutto, mi sono sempre considerato un romantico, uno di quelli che arriva coi fiori così, perché gli va, uno di quelli che fanno i bei gesti romantici da film. Col tempo la cosa è andata un po’ scemando, ma quando serve lo faccio. O meglio, lo facevo. Quando mi sono ritrovato di punto in bianco di nuovo da solo, ho capito un po’ di cose.”

“Tipo che l’amore fa schifo? Uh, la grande rivelazione dell’anno. Una persona che è stata mollata crede che le relazioni siano tutte merda, che l’amore non esiste e che il romanticismo è una schifezza”
“Ah-ah-ah. Simpatica come il buco del culo sul petto. No, quelle robe le lascio agli adolescenti.”
“Ah, quindi a…”
“Non dirlo”
“A quella testa di cazzo?”

“Lamentati che poi non ti si prende troppo sul serio. Il punto è che non ho più voglia di sognare. Di vivere sperando in quel qualcosa di speciale, in attesa di “Quella Giusta”, della svolta della vita. Non è che sia mai stato un tipo ambizioso, anzi. L’unica cosa che volevo era una donna accanto, una famiglia, un gatto ogni tanto…”

“E tu continua pure a citare Rat-Man che siam tutti qui a crederti che sei serio” si alza e prende il pacchetto di Marlboro appoggiato sul tavolino.
“Ally, però lasciamela fare una battuta ogni tanto” sbuffo, dirigendomi verso il divano.

“Che tanto ne fai poche, no?” sospira buttando fuori il fumo della sigaretta appena accesa.
Pazzesco: non prima di sei mesi fa conoscevo a malapena questa ragazza. Ora pare che ci conosciamo da secoli, con tanto di inside joke talmente radicati che paiono lì da sempre.
Mi butto sui cuscini del divano, lei si alza fumando e si avvicina.
“Piantala e fammi finire: il punto è…”
“Il punto è che non sei più disposto a mettere a repentaglio il tuo cuore e i tuoi sentimenti. E lo capisco, dopo sei anni e un finale così disastroso”.
La sua interruzione così perfetta mi stupisce. Ancor di più, mi lascia basito il fatto che ci stia prendendo alla grande.
Questo è uno dei motivi per cui l’adoro: sa perfettamente quello che sto per dire e lo tira fuori con parole molto più semplici ed efficaci di quelle che avrei usato io.

“Vedi, anche se non ho vissuto tutto quello che mi hai raccontato del tuo passato, ho capito come reagisci di solito.
Questa volta hai deciso di dare un deciso twist. Il fatto di esserti aggrappato alla cura di te stesso, il cambio di abiti, di capigliatura…Cazzo, hai anche tagliato la barba, nonostante sai benissimo di avere un viso da bambinetto senza”

“Non puoi dire che non sto bene” replico piccato.
“Ok, sei un figo. Ciò non toglie che stai facendo qualcosa che non hai mai fatto. Ti stai prendendo cura di te”.

Sembrerà una cazzata, ma queste parole, dette da un’amica, mi hanno colpito.
È una novità, per me, quella di curare me prima degli altri.
Certo, ho dovuto rinunciare ad un po’ della mia etica, ma direi che è stata una vittima necessaria.
“Allison, sei pazzesca” dico guardandola negli occhi.
“Ricordatelo quando mi mollerai” dice con una nota di tristezza nella voce.
“Piantala, lo sai che devo partire. E non parlare come se stessimo insieme, lo sai che non lo sopporto”.
“Come se non avessimo una relazione. Però va bene”. Inspira il fumo con quel fare sensuale che solo lei riesce ad avere, con gli occhi socchiusi e un lieve sorriso stampato tra le labbra.
Apre gli occhi, poggia la sigaretta sul posacenere e mi prende le mani tra le sue.
“Insomma: fai quello che vuoi, ma smettila di dire che non hai più sogni. Sai che non è vero e sai che non la pensi così, in fondo”.

“Ally, davvero. Non puoi saperlo. Mi sono visto togliere qualunque cosa in cui credevo nell’arco di pochi giorni. I sogni, le speranze e l’ottimismo del cazzo. Le illusioni si sono rivelate tali troppo tardi ed io non ho più voglia di essere deluso.
Da nessuno, sotto ogni punto di vista. Amici, ragazze, parenti. Basta. Nel momento in cui capisco che puoi essere una persona negativa via, una bella riga sopra e passa ogni pensiero. Non ho avuto problemi a farlo in passato, anche con gente che conoscevo da quasi vent’anni. Figurati con le new entry di uno o due anni fa”.
“Tecnicamente questo include anche me, giusto?”.
Bizzarro come una frase, detta con il solo intento di spiegarsi, possa causare tanti danni.
Si gira recuperando la sigaretta, mi dà la schiena e finisce la sua bionda in silenzio.
“Ally, cristo. Non intendevo…”
“Esci, J. Per favore”.
“Lasciami spiegare. Quello che volevo dire…”
“Non importa. L’ho capito. Per favore, vai”.

Mi alzo e la lascio lì, sul divano, con le ginocchia strette al petto.
Non ho capito bene che stia succedendo, ma è fatta così.
L’aria della notte è fredda e pungente, entra nei polmoni e fa quasi male, ma è rilassante.

Un racconto scritto così, di getto. E sì, lo so già da solo che il finale fa schifo

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