Well, fuck

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Tutto comincia con un po’ di malore al petto.
Pensi che sei talmente in forma che probabilmente l’affanno ogni tre passi è un segnale del tuo corpo per dirti “Sei un panzone dimmerda”, ma va bene, lo ignori per ora.
Prima è saltuario, poi fisso e col passare dei mesi si intensifica.
“È il momento di fare palestra o comunque attività fisica” ti dici mentendo.
Perché già lo sai che stai mentendo a te stesso e non metterai ai quei ridicoli pantaloni da tuta o (dio ce ne scampi) il corrispettivo 2.0 degli scaldamuscoli anni ‘80.

Passi l’estate in cassa integrazione dal tuo lavoro, a causa dei Francesi Nullafacenti Abbondano Coglionaggine, e cominci a fare lavoretti in giro, recuperando un po’ di quell’autostima che ha sempre latitato nel tuo cervellino.

Cominci a studiare il web con una passione che non provavi da tempo, ci dedichi ogni minuto libero della tua vita.
Ti ci butti talmente tanto a capofitto che trascuri alcuni affetti e vieni tacciato di egoismo.
Ascolti promesse mai mantenute di persone che ti garantiscono che da settembre avrete talmente tanto lavoro che potresti pensare ad intascare il tuo TFR e mollare la vita da commesso.
Poi vieni reintegrato.
Ricomincia la routine.
Accendi il computer alla postazione, leggi le mail di lavoro, metti a posto i prodotti, cambi i prezzi e servi migliaia di persone che pensano che visto che hanno acquistato la PS3 due mesi fa, il fatto che Sony faccia uscire PS4 sia una truffa bella e buona.

“Questa volta è diverso” ti dici.
“Questa volta scalo tutto lo scalabile, gli faccio vedere io di cosa sono capace” ti convinci.
Ma non è mai così.
Solo in posti meritocratici i migliori avanzano e l’Italia non è tra questi.
Lotti e ti sforzi e ti butti anima e corpo in un reparto che sai già che verrà abbandonato a sé stesso nell’esatto momento in cui finisci il turno, quel turno da 6 ore al giorno che odi da quando sei stato assunto.
Il full time è un miraggio, uno stipendio degno di una persona di 30 anni anche.
“Sai, con ancora una decina di persone in cassa integrazione non possiamo aumentare le ore di nessuno” dice il capo.
Annuisci, è proprio così.

Non demordi, continui comunque a studiare il CSS e l’HTML e sai che prima o poi dovrai dedicare un po’ del tuo scarso tempo a jQuery, Javascript e quelle parolacce lì, ma ti blocchi e prosegui con gli altri due linguaggi.

Finché il mondo non ti crolla addosso di nuovo.
Era già successo all’inizio dell’estate, ma avevi tenuto botta tutte e due le volte.
A settembre rischi di nuovo di perdere una parte importante della tua famiglia, uno di quei punti fermi che come tutti credi in fondo che siano immortali.

Non è così, ovviamente, ma al cuor non si comanda e aggiungi le visite in ospedale ai già gravosi impegni che stai affrontando.

Il petto comincia ad urlare, il peso che è piazzato lì sopra da qualche tempo è sempre più grosso, sempre più opprimente, sempre più pesante.
Sei sempre stato un pagliaccio in pubblico, ma come tutti i pagliacci in fondo sei un introverso, uno di quelli che ti dicono che va tutto bene per convenzione sociale e poco altro.
Va sempre tutto bene, il cervello è sempre pronto a fingere la distrazione e la superficialità, ma passi le notti dormendo poco più di due ore e i pensieri si affollano come bimbeminkia ad un concerto di Justin Bieber.

Qualche settimana fa ti ritrovi nel panico.
Tutto si sta risolvendo per il meglio, la tua situazione sembra ad un punto di svolta, ma stai male.
Il petto urla ad ogni ora, spesso lasciandoti senza fiato, come se fossi immerso in una vasca con qualcuno che ti tiene la testa sott’acqua.
Ti rannicchi per terra, la riconosci per esperienze di altre persone: è un attacco di panico in piena regola.
Non riesci a fermare le lacrime che escono da sole, senza un perché.
Non vuoi chiamare nessuno per non preoccupare le persone a te care e passi un’ora sul tappeto a cercare di capire che cosa diavolo stai sbagliando.

Infine cedi e due giorni dopo ti ritrovi attaccato ad un elettrocardiogramma che dice che non hai niente, circondato dai medici che non rilevano nulla se non un po’ di ansia da stress.
E, forse, un inizio di depressione.
La dottoressa di famiglia ti consiglia di iniziare con ansiolitici e antidepressivi, aumentando la dose pian piano, ma sei sempre stato restio a pastiglie di ogni genere e prendi il minimo sindacabile per non crollare.

La folla, le persone e il frastuono, ora amplificati, ti rimbombano in testa ad ogni momento della giornata.
Il fatto di avere un lavoro al contatto con il pubblico non aiuta neanche un po’.

Altri problemi si sommano, un altro problema arriva ed è lì che molli il colpo.

Non hai più voglia di lottare, non hai più nessuna certezza e non credi che riuscirai ad arrivare indenne alla fine dell’anno.

Qui entra in gioco l’ottimismo di fondo che ha sempre fatto parte del tuo carattere.
Quella nocetta stridula, sovente fastidiosa che continua a dirti che tutto andrà bene, tutto si sistemerà, ma bisogna tirare fuori los cojones.

La guerra tra la mia autostima nulla e il mio ottimismo è cominciata da qualche settimana.
Chi vuole piazzare scommesse?

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