Iron Man 3 – L'altra opinione

Fisso un paio di paletti prima di cominciare: non leggo i fumetti di Tony Stark, non sono un grande appassionato del personaggio dei comics e non so praticamente nulla di quello che capita al miliardario della Marvel sulla carta.
So che il Mandarino mi ha sempre fatto ridere come nome per un villain, so che l’idea di Extremis arriva da un ciclo scritto da Warren Ellis, ma le mie conoscenze si fermano qui.
Mica sono un vero fan come il nostro Toni Starke.

Il magico mondo dei fumetti Marvel l’ho abbandonato da un po’ e non mi sento per niente in difetto ad ammettere che l’universo cinematografico è quello che preferisco.

Iron Man l’ho sempre trovato un po’ in contrasto con il personaggio medio Marvel e non capivo come l’assunto “Supereroi con Superpoteri” potesse applicarsi ad un uomo che ha talmente tanti soldi che si costruisce un po’ (di centinaia) di armature per fare ancora più lo sborone.

Quindi, da verginello del personaggio, nel 2008 andai alla prima di Iron Man e mi innamorai di Tony Stark.
Il genio che con un missile ed un vasetto di sottaceti scaduti ha creato un’armatura, scappando dal covo dove i terroristi dei Dieci Anelli lo tenevano prigioniero.
Un uomo con tanto cervello quanto culo, visto che lo ritrovano in mezzo al deserto, a piedi, dopo che ha sfracellato la sua via di fuga i millemila pezzi dopo neanche dieci minuti e solo perché Rhodey c’ha una bruschetta nell’occhio.

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Insomma, l’armatura per me è sempre stata secondaria al personaggio di Stark, sia per la bontà della scrittura, sia perché le sue battute erano sempre ad un passo dal diventare memorabili.
Purtroppo non ci sono mai arrivati, vuoi per il ficcanasare della parte col soldo nella produzione, vuoi perché oh, mica siamo tutti bravi.

Tony completa il suo primo giro da supereroe con i Vendicatori: il primo passo della crescita la vediamo lì, mentre sta per sacrificarsi, che chiama Pepper per dirgli di non buttare la pasta e non aspettarlo per cena.

Alla Disney si devono essere domandati chi, nel magico mondo di Hollywood, potesse rendere Tony un personaggio più umano, chi poteva descrivere uno Stark credibile dopo gli eventi di New York?

La risposta è quel genio di Shane Black, colui che ventiseienne ci donò Arma letale, che scrisse quel capolavoro dell’hard boiled de L’ultimo Boy Scout e che scrisse e diresse, nel 2005, Kiss Kiss Bang Bang ovvero il film che rilanciò Robert Downey Junior dopo i suoi problemi con Allie Mc Beal.
Chi ha visto almeno uno di questi film sa di cosa stiamo parlando: in tutti e tre i casi il personaggio ha una vita personale abbastanza disastrosa, tende ad odiarsi, soffre tantissimo, ma è il migliore nel suo campo.
Che sia un investigatore, un poliziotto o un ladruncolo da quattro soldi, i personaggi di Black sono sempre dei borderline, gente che non ha nulla da perdere, ma che fa di tutto per proteggere quel poco che gli rimane.

Come rendere un miliardario geniale, filantropo ed insonne un disperato tale?
Semplice, gli togli tutto.

Autostima? Via, attacchi di panico a manetta.
Soldi? Spiacente, sei dato per morto, se usi la tua Iron Express (para-cit.) ti pinzano in un secondo.
Armature lucenti e perfettamente funzionanti? Seeee, puppa, tieni quella scassata e ringrazia.

Così Tony si ritrova all’inizio della sua super carriera: abbiamo la povertà dei mezzi, una spalla che è sì intelligente, ma non capisce molto cosa deve fare per aiutare il nostro, ma lo aiuta lo stesso, l’amico che prova a mettere una pezza sulla scomparsa di Tony, Pepper che gli dà una mano a suo modo ed un cattivo palese sin dall’inizio.
Solo che questa volta sa cosa fare, sa chi è il suo nemico, sa come fare per trovarlo ed è determinato a farlo.
L’ispirazione non arriva più da sé stesso, ma da chi ha saputo ispirare, come se il suo stesso ego avesse fatto il giro dei personaggi nell’arco di quattro film solo per tornare da lui.

Sì, è vero, ci sono meno botti, esplosioni e momenti di tecnologia spinta e talvolta ci si appoggia un po’ troppo alla sospensione dell’incredulità, ma Iron Man 3, finalmente, è un film su di un uomo.
Dell’armatura non ce ne frega una mazza, vogliamo Tony Stark, vogliamo il supereroe coi superproblemi.
E Iron Man non può avere superproblemi finché è dentro la sua corazza.
L’involucro è il mezzo, non il fine: sarebbe come fare un film su Spider-Man senza fargli fare battute sprezzanti (ce l’ho con te, Sam Raimi) o un film sulla Famiglia Addams senza Gomez e Morticia.

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Meno battute, ma tante armature in più.

Con la diminuzione dei botti sono arrivate un sacco di battute, di citazioni agli altri film della serie e un’atmosfera generale più da film d’azione e meno da fumetto.
Sarà che due dei tre film citati qualche riga più su sono, per me, il paradigma dei film d’azione, ma vedere un protagonista a là Joe Hallenbeck in film Disney che dà del figlio di puttana (letteralmente) ad uno dei cattivi mi ha fatto venire un nerdgasmo mica male.
Il genere in cui è specializzato Shane Black si chiama buddy action movie ovvero i film dove i buoni sono sempre in due e questo film non fa eccezione.
Che sia Rhodey o un bambino oppure ancora Jarvis, Tony è sempre in compagnia, anche nei momenti di solitudine assoluta, cosa che alle volte accentua ancora di più il suo essere un lupo stufo di essere solitario.

Vogliamo parlare del cattivo?
No, perché è semplicemente perfetto e dire una parola di troppo vi potrebbe rovinare il sorpresone, il twist che riesce, da solo, a valere il soldo del biglietto.

Per me, Iron Man 3 si guadagna il premio di Miglior Film Supereroistico, senza discussione.
Una commedia d’azione brillante, con momenti divertenti, battute fulminanti e una storia intrigante, finalmente libera dal classico “[Protagonista], m’hai messo in ombra e io mi vendico dall’invidia”.

Voto? Dieci su dieci, e fanculo ad Amazing Spider man.

Un pensiero su “Iron Man 3 – L'altra opinione

  1. Bravo Max. Mi sa che non l’hanno capito in tanti il presupposto del film, aspettandosi una papponissima wsclation definitiva con il terzo episodio. Che poi, per papponeggiare, basta un avengeri due, eh… non certo una conclusione saga che necessita un punto, ed un punto e basta per davvero.

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