Io non ci volevo venire qui di Angelo Orlando Meloni

 

 

“Breve manuale di autodistruzione per il conseguimento della felicità” è il sottotitolo di uno dei libri più divertenti dell’ultimo periodo.

Prendete un ragazzo sui trent’anni normale: non ha finito l’università, non ha una gran voglia di lavorare e la sua più alta aspirazione è quella di farsi una birra giù al pub.
Tutto normale, tranquillo e accettabile, per uno che non ha voglia di fare nulla.
E questa sua apatia lo porta a provarci con una ragazza che sarà solo l’inizio della spirale di autodistruzione artistica che il povero malcapitato si troverà ad affrontare, nonostante tutti i suoi disperati tentativi di sfuggire ai teatri di periferia e tutto ciò che ne conseguirà.

La narrazione in seconda persona non lo rende il libro più facile della storia da leggere, lo ammetto.
Dopo un iniziale entusiasmo dovuto al “ehi, ma questo ce l’ha con me!” la faccenda diventa piuttosto complicata da leggere, ma è scritto in maniera così trascinante e coinvolgente che viene voglia di arrivare fino alla fine.
Mentre andavo avanti nella storia, raccontata tra citazioni di Star Wars, Star Trek e un sacco di altri riferimenti geek/nerd, mi sembrava di sentir parlare un amico che ti racconta una di quelle storie assurde, con un miliardo di risate in mezzo, ma che alla fine fanno riflettere.

Forse il miglior metodo di descrivere il libro è proprio questo: un’enorme, gigantesca chiaccherata con un amico, al pub di cui sopra, che comincia con un “Sai, c’era questa tipa…” seguito da una divagazione di quarantasette minuti su come l’Uomo ragno abbia perso smalto col passare degli anni e di come Darth Vader, alla fine, sia il cattivo con la peggior maschera della storia del cinema per tornare a parlare del seguito di quell’incontro senza rendersene conto.
Ecco come funziona questo libro: esattamente come il suo autore, che ho avuto l’enorme piacere di conoscere al Salone del Libro di Torino, è un insieme di aneddoti, scherzi, seriose riflessioni sull’importanza di una collezione di dischi libera dalle influenze di qualunque sgallettata vi abbia fatto sobbalzare il cuore durante l’adolescenza e qualche verità.
Si divaga, ci si allontana, si rinvanga un passato che sembra non azzeccarci nulla con il resto della storia, ma che è solo il preludio di un fatto successivo, distante magari anni, che ci porterà all’ennesima risata.
E giù con un altro sorso e un altro pezzo di storia.

Arrivare alla fine di questo libro è qualcosa di epico, sorprendente e un po’ amaro.
Il finale è totalmente imprevisto, anche nei suoi momenti di “banalità”: dove sembra partire un cliché, ecco una svolta narrativa, una decisione inaspettata che vi farà chiudere il libro con un enorme sorriso sulla bocca, sperando di leggere presto qualcos’altro di Angelo.

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