PseudoRECE: Coraline e la porta magica

“Che vuoi fare domani?”
“Andiamo a vedere Coraline? Che ne dici?”
“Ci sto!”

È così siamo andati a vedere Coraline.
Come? Non si era capito?
Simpatici.

Entrata a dieci euri (e sti cazzi, no?), occhialetti treddì e via che si comincia.
Ed ora l’indecisione: parlo prima del film o della tecnologia?

Facciamo del film, và.

Trama spoilerosa come al solito, occhio.
Coraline non è esattamente felice della sua vita. Encomiabile per una bimba di poco più di dieci anni, no?
Si è appena trasferita, i suoi sono immersi nel lavoro e lei passa la giornata ad esplorare la casa e i suoi dintorni.
I vicini sono bizzarri: un domatore di topi mezzo ubriaco di default e due vecchie ex soubrette che farebbero sesso solo ad un cieco in astinenza da diversi decenni.
Gira che ti rigira, trova una porta dietro la tappezzeria, che la porta (scusate il gioco di parole) in un mondo altro, un mondo dove le persone hanno i bottoni al posto degli occhi.

"Che occhi profondi, ragazzi!"

"Che occhi profondi, ragazzi!"

I suoi “altri genitori” sono l’esatto opposto di quelli veri: sono simpatici, vivi, la madre cucina (e pure bene), il padre suona il piano e dedica canzonette irritanti alla figlia: insomma, quello che lei vorrebbe dai suoi.

Anche i vicini cambiano: le sorelle anti-sesso sono a tutt’oggi delle acclamatissime soubrette e il domatopi ha creato l’unico circo per e con roditori del mondo.

Cosa può andare storto, dunque?
Forse il fatto che l’altra madre è una strega (che pretendete, è comunque un film per bambini, diavolo) che vuole l’ammòre della piccola per sopravvivere e per catturarla le chiede (con cortesia e senza obbligo d’acquisto) di cavarsi gli occhi e cucirsi sopra i bottoni.
Cagandosi nelle braghe, Coraline declina l’offerta, facendo incazzare la strega che per convincerla la rinchiude in una stanza magica, dove incontra altri tre bimbi.
Morti.
Cioè, incontra i fantasmi di ‘sti poveri stronzi e si convince che deve aiutarli.
Come? semplice, ritrovando i loro occhi.

Nel mentre, la strega rapisce i suoi genitori.
Non ho sinceramente capito perché, ma credo per obbligarla a rimanere.
La pupa, però, non si piega e fa una scommessa con la strega:
Io ritrovo i miei e gli occhi dei tre idioti e tu ci lasci andare.

Ehi, almeno mangia le uova

"Ehi, almeno mangia le uova, prima"

Ovviamente ce la fa, happy ending e vissero tutti plastilinosi e contenti.
Già, plastilinosi: dopo un bel po’ di tempo, finalmente vediamo il ritorno del passo-uno sul grande schermo, alla faccia della computer grafica.

Non mi fraintendete, la CG è bella, ma la sensazione di fisicità che ti dà la plastilina (o i modellini, fate voi) è unica, non c’è paragone.
Animato egregiamente, di passi in avanti rispetto all’altro film dello stesso regista (quel Nightmare Before Christmas che tutti attribuiscono a Tim Burton) ne sono stati fatti e parecchi.
Non si direbbe davvero che sono pupazzi animati a mano, tant’è che io stesso mi sono sforzato per capire se fosse in CG o meno.

Il film si presenta inoltre in 3D stereoscopico: esce dallo schermo!
Ma quanto è utile nell’economia del film?
Poco, ecco quanto: le scene in cui si nota davvero una qualche utilità si contano sulle dita della mano (l’intro, il tunnel della porta, una delle scene finali, i due inseguimenti) e in quei frangenti funziona davvero bene.
Per il resto, se lo proiettavano tradizionalmente era uguale.

Insomma, un bel film, divertente, stralunato e curioso: niente di fenomenale, ma neanche brutto.
Oh, e “per bimbi” intendo dai 7-8 anni in su.
Mia nipote, che di anni ne ha quattro, s’è cagata in mano a vederlo.

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