Vola via da qui

Le ruote fischiano, il freno a mano tirato è l’unica ancora di salvataggio.
Il burrone non è così lontano, giro lo sterzo con tutta la forza rimastami.

Lei è silenziosa.
Accanto a me, non accenna minimamente ad un urlo, uno grido, una parola.
Guarda davanti a sè, semplicemente.

La sigaretta che ha in bocca si fuma da sola, senza aiuti umani che la spingano a bruciare più rapidamente.
La macchina, finalmente, si ferma, a metà tra il burrone e la strada.
Lei è dalla parte sbagliata.
Il mio primo istinto è di guardarla, chiederle se sta bene, se si è per qualche ragione fatta male.

Fissa il vuoto.

Che cosa succede?
Le spiego che non deve muoversi, ora chiamo i soccorsi, arriveranno in un attimo, vedrai.
Niente.
La cenere le cade in grembo, il vento percorre l’auto da finestrino a finestrino, senza interruzioni, scompigliandomi quei pochi capelli rimastimi.

Un rumore, la macchina si inclina pericolosamente.
Sento il cuore sotto la lingua, il sudore si impossessa della mia camicia, il panico sopraggiunge e urlo.

Non un ciglio mosso.
E’ sempre ferma in sè stessa.

Stupito e in preda all’isteria, prendo il cellulare, compongo il numero delle emergenze e spiego la situazione.
Fottuto cervo. Fottute strade. Fottuta vita.

La punta della sigaretta brucia un po’ il filtro, poi si spegne.
Solo allora lei si muove.

E’ stato un lungo viaggio, vero?
Complicato, irto di difficoltà, una sorpresa finale.

Ma no, piccola, che dici?
Saremo in macchina da 20 minuti,  25 al massimo, cosa pensi?
E poi, non ti preoccupare, arrivano presto i soccorsi, ci tireranno fuori da qui, vedrai.
Abbi pazienza.

No.
La pazienza è finita da un pezzo.
Ora decido io.
Voglio essere libera, amore mio.

Ma cosa…

Non faccio in tempo a finire la frase ed è già oltre la portiera.
Il tempo si ferma.
Il fischio sordo della caduta.
Un tonfo sulle fronde sottostanti.
Silenzio.

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5 pensieri su “Vola via da qui

    • La sensibilità non fatica per nulla, i toni tristi sono dettati dal mio modo di scrivere, tutto lì.
      Molte volte inizio i racconti con tono ironico, ma salta sempre fuori la fottuta vena bohemienne (sempre che si scriva così) che ho dentro.
      Sarà il fatto di essere un artista fallito?

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