Racconto

Un raccontolo che ho scritto per lo Zio.

Loffio, non me lo distruggere subito, eh?

 

La rupe è davanti a me, minacciosa e oscura come sempre.

Il me stesso di qualche tempo fa l’avrebbe apprezzata in altri modi, avrebbe guardato la forma, i colori, sarebbe stato ore a contemplare i flutti che vi si scontrano addosso.

Oggi non è più così.

Il buoi, intorno a me, accentua la tensione del momento, la sottile linea che separa la follia dalla ragione.

Tiro giù un sorso di whiskey, getto la bottiglia ormai vuota in mare.

Dover è un gran posto, non c’è che dire.

Il posto perfetto per un appuntamento.

L’ora si avvicina, manca poco.

Ascolto cosa ha da dirmi la Manica, ascolto le voci di secoli di storia.

Non sono dei gran suggerimenti, ma almeno mi tengono impegnato finché non arriva il mio appuntamento.

Tre minuti, una macchina si avvicina.

E’ un taxi e capisco che è qui.

Scende, in tutta la sua eleganza.

Come sempre, rimango a bocca aperta, folgorato dalla sua bellezza.

Pochi attimi, il tempo di pagare il tassista e ringraziarlo e mi raggiunge.

Sembra contenta di vedermi.

Io abbozzo un sorriso nascosto dal cappello.

Mi domanda come sto, ma credo che la sua più grande curiosità sia il perchè.

Perchè qui, perchè ora, dopo tutto questo tempo.

Respiro a fondo, rimango lucido e penso alla svelta.

L’afferro per il bavero della giacca, la bacio così forte che sento il suo stupore sulla lingua.

Mi stacco, la guardo.

Ormai ho deciso.

Il taxi riparte, convinto di aver fatto qualcosa di buono.

Aspetto un paio di minuti, aspettiamo in silenzio, rimaniamo a fissarci l’un l’altra.

Sei cosciente che sono pazzo, domando.

Lei accenna un sì con la testa.

Le dico che la amo e che sarà l’ultima volta che mi vedrà.

Non capisce, domanda che non è così semplice, che ci tiene e che vorrebbe…

Non la faccio finire, le mie braccia si avventano su di lei, piccola e leggera come una piuma.

Le faccio fare mezzo giro e la scaravento giù.

Un urlo sordo e un tonfo.

Poi un tuffo.

Le lacrime scendono silenziose sul mio viso.

Lascio la scogliera da uomo libero.

Vivrò per sempre da uomo prigioniero di un amore velenoso.

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