Dolcevita, Jeans, Mela

ottobre 6 2011

Alla fine ci ha salutati. Una delle menti più geniali degli ultimi 30 anni ci saluta. Niente “One More Thing” oggi.

[Combo Post] Nintendo, Apple e il futuro degli Handheld

agosto 12 2011

Immagine presa dal post di Itomi.

Poco fa, il Grande Cazzaro Supremo Itomi, ha pubblicato su Google+ e su Leganerd.com questo articolo, creando un cross-post in cui due discussioni parallele.
Letto tutto? Good.
Ho seguito quella su G+, dicendo anche la mia in proposito.

Non so, sinceramente non vedo il mercato degli handheld così morto.
Per quanto un gioco costi poco su iOS, il device su cui è venduto è comunque qualcosa che non è fatto per giocare e che costa comunque il doppio di qualunque console portatile.
Uno schermo multitouch non potrà MAI essere paragonato ai tasti fisici.

La Nintendo ha fatto un po’ troppe cazzate col lancio del 3DS, verissimo (niente browser, niente eShop, pochi giochi), ma il ribasso di oggi farà aumentare le vendite e non di poco.
40 € son tanti per un gioco? Probabile, ma continuo a vendere Pokémon, Mario e il Prof. Layton come se non ci fosse un domani, ogni santissimo giorno.

PSVita attira un sacco di curiosità, da tutte le parti, ma Sony non è capace a spiegare per benino in cosa sarebbe diverso e migliore dei suoi diretti concorrenti, cosa che non fu capace di fare neanche al lancio della PS3.

Personalmente mi piace il 3DS, è lì dal giorno del lancio, ha un sacco di feature interessanti e un buon potenziale.
L’unico, grande problema, per ora, è la mancanza di giochi.
Che poi è lo steso che ha ucciso la PSP dal primo giorno.

In sostanza, non credo che Nintendo farà mai dei porting dei suoi giochi su iOS, ma potrebbe creare delle app dedicate (es. il Pokèdex interattivo, puzzle game abbandonati da tempo tipo Doctor Mario ecc..) che completino in qualche modo i suoi giochi.

Per la serie, se non puoi combatterli…

Ah, giusto, già che ci sono: ho 150 inviti a Google+ da buttar via.
Chi ne vuole uno, si faccia avanti.

Mi manca il GameCube.

agosto 11 2011

Ieri sera son venuti due amici a casa, la classica seratina da quasi trentenni spiantati e pigri: due chiacchere, un po’ di cazzate, “Ehi, l’hai visto questo su Youtube?” e un po’ di multiplayer casualone che non fa mai male.

Ci siamo ritrovati a devastarci a Mario Kart Wii, loro con i controller del mitico Cubo ed io con l’accoppiata Wiimote+Nunchuck.

Il multiplayer di Mario Kart fa cagare, non ci sono cazzi, è un abominio, una pallida ombra di quello che era la sua versione precedente.

Sento già i cori “Cazzo dici, ma sei scemo?”, ma ora ci arrivo.
Se proprio ti senti in obbligo di mettere più tipologie di veicoli, equilibrali per bene.
Se sono l’unico stronzo in moto, non ha molto senso che gli altri giocatori/bot possano scegliere i carri armati per buttarmi fuori di strada appena sono a 25 metri.
Per non parlare del solito script che sei sei intesta, rassegnati, il traguardo non lo vedrai mai.
Non dalla prima posizione, almeno.
La gara tipo in Mario Kart Wii ti vede in testa per due giri, spesso con la noia nell’anima, per poi essere bersaglio di undici fottuti stronzi che ti bersagliano come se non ci fosse un domani, rendendoti non solo un pericolo sociale in preda a rabbia compulsiva, ma anche l’ultimo sull’arrivo.

Tra power up inevitabili diventati ormai troppi (il POW, il Fulmine, il guscio blu…) e il fatto che l’IA corre sempre in blocchi da 10, arrivare primo è solo una questione di mero culo.

E non lo dico solo perché ieri sera ho perso un paio di volte, ma proprio perché non è più il gioco equilibrato di una volta.
Sul single player ancora ancora se la cavicchia, ma il multi è proprio da riscrivere da capo.

Mi manca il Gamecube anche per questo.
C’ero meno giochi, è vero, ma quasi tutti di qualità.
Mario kart Double Dash, a chiunque ci abbia  giocato all’epoca, rievoca ancora oggi ricordi grandiosi, un gioco ai limiti della perfezione.
Per citare solo una serie, ovviamente.
Pikmin, lo Zelda con la direzione artistica più bella degli ultimi dieci anni, la rinascita di Metroid dopo anni di oblio, Resident Evil 4 e i Capcom 5, F-Zero, Rogue Squadron… Così tanti giochi, con una qualità assurda.
Erano tutti divertenti, graficamente appaganti e col tempo hanno tenuto botta, invecchiando benissimo.
Ma d’altronde, se nel 2003 la Nintendo, in accoppiata con SeGa, ci dava in pasto questo

Ora ci sanno dare solo questo. E a me girano i coglioni.

 

Il Duca, il ritardo e le donnine.

agosto 9 2011

L’ultima volta che ho scritto qui sopra vi davo la notizia del ritardo dell’uscita del cafone preferito dai videogiocatori di mezzo mondo.
Il 10 giugno è arrivato ed è passato da un pezzo, ma dopo un illuminante discorso con un amico, mi preme scrivere della mia esperienza col Duca.

Nel 1997 ero un tredicenne abbastanza scazzato, come tutti del resto, e mi sollazzavo a giocare al Duca a casa di un amico.
Ma eravamo ancora nel magico mondo del “Dai, io miro e tu spari”, secoli fa.
Internet era ancora un privilegio per pochi, perlopiù appannaggio di film di fantascienza dove ci si parlava attraverso la rete addirittura vedendosi l’uno con l’altro.

Quando cominciai a sentir parlare di Forever non ne ero particolarmente entusiasta, anche perché per creare uno spillo di hype di oggi, 14 anni fa ci volevano come minimo 3 speciali da 6 pagine su riviste specializzate.

In ogni caso, col passare del tempo, il Duca sparì dalla circolazione, con Forever in sviluppo e la mia adolescenza in corso.
Per un po’ abbandonai anche i videogames, a causa di una simpatico regalo di quel qualcuno Spaghettoso: epilessia e fotosensibilità.

Addio sale giochi, addio Playstation, addio Nintendo 64 e compagnia bella.
Persino il Game Boy mi era precluso, perciò immaginate la mia gioia quando, nel 2001, riuscii ad accaparrarmi la PSOne.
Quella piccola. Uscita con la PS2. Niente? Questa qua, dai!
 Avevo circa 5 anni di arretrati, sia come uscite che come news.
Ricordo un articolo scritto non mi ricordo dove, che dichiarava che il Duca sarebbe arrivato entro il Natale di quell’anno.

Un paio di anni dopo, una volta dichiarato guarito dai medici, mi ributtai a capofitto nel magico mondo fatto di poligoni e pixel andando dalla mia mamma videoludica: arrivò il GameCube con Mario Sunshine e così la mia passione ebbe una seconda giovinezza, che dura tutt’oggi.
Comincia a spendere tutti i miei soldi in giochi, riviste italiane e non, demo e chi più ne ha più ne metta.

Appresi che sì, il Duca non era ancora uscito e a quel punto imparai il termine Vaporware, ovvero il gioco che in realtà non esiste.

Una volta conquistato anche Internet (come si faceva prima?), cominciai a frequentare il forum di Gamesradar, leggendo news, commentando e facendo vita da forum.
Ovviamente una volta all’anno saltava fuori la news sul Duca dicendo che aveva cambiato motore grafico, che era quasi pronto, che c’era una battaglia legale per la pubblicazione e via dicendo.

Il mio entusiasmo calò, ma seguii sempre con interesse tutta la faccenda.
Fino al Natale del 2009, quando, a qualche mese di distanza dalla chiusura dei 3D Realms, lo sviluppatore di Duke Nukem, spuntarono i video e le immagini del gioco, ormai prossimo al completamento (sè, vabbè).

Da lì, tutti credevano che il Duca non sarebbe più tornato.
Fino a settembre dell’anno scorso, quando, con non poca sorpresa, Gearbox, capitanata da un ex-dipendente di 3D Realms, si prese l’onere di completare il gioco, cercando di mettere insieme 14 anni di lavoro disastrosi, intervallati da 3 cambi di motore grafico e un sacco di ritardi per renderlo perfetto.

A quel punto non potevo più fare finta di niente e l’hype salì alle stelle: poter essere di nuovo il Duca mi gasava come non mai.
Più vedevo i filmati e più mi dicevo “NEED! CAZZO! LO VOGLIO!” e via dicendo.

Il giorno dell’uscita, dopo averlo consegnato a quella ventina di fan incalliti che entrarono all’aperura del negozio, andai a ritirare la mia copia delle Palle d’Acciaio.

Ora, nei giorni precendenti, avevo letto un sacco di recensioni.
Alcune devastanti, altre di più.

E qui arriviamo al punto: cari recensori, che pretendevate da un gioco in sviluppo dal ’97 e uscito oggi ricucito alla bell’e meglio?
Io mi aspettavo un gioco con una grafica da primi anni 2000, una giocabilità da metà anni novanta e delle battute e delle gag così puerili da far ridere un ragazzino delle medie. Com’ero io nel ’97.

Tenendo queste tre cose in mente, io con il Duca mi sono divertito un casino.
Si spara, si muore, si corre, si vedono le spogliarelliste, si lancia la merda e si schiaffeggiano tette aliene che penzolano dai muri.
Il gioco è difficile, incredibilmente difficile.
E’ come essere tornati indietro nel tempo e ritrovarsi a dire “Cazzo, ma io giocavo con ‘sta roba qua? Ero un fottuto genio!”.
Checkpoint ogni morte di papa, nemici che ti ammazzano senza un vero motivo, tre colpi e muori.
Ed è divertente, cazzo, è davvero divertente.

Erano anni che non mi divertivo così con un FPS.
Halo è molo bello, ma è intrattenimento “drammatico”, la storia è seria, non cazzona e sicuramente non vuole essere un pretesto per infarcire il gioco di citazioni prese da action movie anni ’80/’90.

Il Duca è un residuato di quegli eroi lì: battuta pronta, spacconeria come se non ci fosse domani, ignoranza e un pizzico di sessismo.
Prendere sul serio questo gioco significa non averci capito granché di tutta la sua storia, di quei 14 anni di sviluppo che l’hanno portato ad essere un metro di misura per i fallimenti nel campo dei videogiochi.

Gearbox ha fatto quello che ha potuto, cucendo insieme i pezzi di un gioco che non avrebbe dovuto vedere la luce.
E’ raffazzonato, volgare, brutto da vedere, ma dyo se è divertente.
Ed ora, aspettiamo anche il suo degno erede, quel Serious Sam che, se possibile, è ancora più ignorante del suo biondo ispiratore.

Buon Compleanno, Miss Aran

agosto 8 2011
25 anni fa, un gioco bizzarro faceva capolino tra gli scaffali dei negozi giapponesi di videogiochi.
Era un gioco d’avventura, che condivideva qualche meccanica di Castlevania e lasciava al giocatore la libertà di esplorare la mappa.
Nei panni di un cacciatore di taglie, si veniva chiamati a liberare un pianeta dai temibili Pirati Spaziali e dai Metroid, esseri capaci di assorbire tutta l’energia vitale di qualunque essere vivente.
Una volta finito il gioco, i giocatori più capaci e rapidi si trovarono di fronte ad un finale a sorpresa: l’eroe era in realtà un’eroina, la prima della storia dei videogiochi: Samus Aran.

Ovviamente stiamo parlando della serie di Metroid, arrivata all’undicesimo episodio l’anno scorso con “Metroid: Other M” per Wii.
Nintendo pare non intenzionata a fare alcunché per festeggiare questo anniversario, ma forse la voce dei fan le faranno cambiare idea.

Personalmente ho scoperto la serie tardi, con l’uscita dell’ottimo Metroid Prime su Gamecube, che adorai alla follia.
Il pianeta Tallon IV, il primo incontro con la fauna del luogo, la sensazione di essere totalmente da soli contro un intero pianeta, le corse contro il tempo, i boss giganteschi, la morfosfera, sono tutti ricordi che ho marchiati a fuoco nella mia memoria.
Davvero un gioco memorabile, se ancora non l’avete provato, cercatelo e giocatelo: ne vale la pena.

Ad ogni modo: tanti auguri, Samus.

Il Duca non viene MAI in fretta

marzo 25 2011

Duke Nukem rimandato.
Di nuovo.
Per l’ennesima volta, dovremo aspettare un po’ di più.


Ma cos’é un mese  a confronto di 14 anni di attesa?
Niente, quindi continuo a volere l’edizione PALLE D’ACCIAIO.

Star Wars in bluray e l’Ammiraglio Piett

marzo 24 2011

Che Star Wars arriva, finalmente, in una risoluzione degna del 2011 lo sanno anche i ratti womp su Tatooine.
Che è uscito il trailer dove alla fine Darth Vader ci dice che “resistere è inutile” lo sanno solo chi ha letto questo.
Per tutti gli altri eccolo qui.

A questo proposito, tra una decina di giorni ci sarà il Torino Comics.
Oddio, non è che come fiera del fumetto sia ‘sto granché, ma ci sono un paio di eventi interni che meritano i 10 sacchi dell’ingresso.
(Sì, è una marchetta, continuate a leggere.)
Quello più grosso è lo Star Wars Fest, dove il sottoscritto si occuperà dell’ (e cito dal sito dell’evento) “Accompagnamento ospiti stranieri”.

Che quest’anno sono due.
Il primo è Ken Colley, l’ammiraglio Piett della Trilogia (l’unica che merita una “T” maiuscola), mentre Gerald Home interpretò Tessek Squid Head.

Quindi mi troverete, per chi dovesse passare, a chiaccherare imbarazzato per il mio inglese con questi due personaggi.
E passate, maledetti, almeno potrò parlare italiano per qualche minuto.

Ci sarebbe dovuto essere anche David Prowse, ma il vecchio s’è spaccato l’anca (o qualcosa del genere) e promette di esserci l’anno prossimo.

Un in bocca al lupo al buon Prowse!

“Credi che questa A significhi Francia?”

marzo 24 2011

È uscito il trailer del film di Cap.
Ho le bave da ieri sera da quando l’ho visto.

Il titolo è una citazione di questo, ignoranti:

 

UPDATE! Come mi ha giustamente fatto notare Brando, il video non era più disponibile.
Poco male, è uscito quello in italiano, ma è piccolo piccolo. Per vederlo, credo sia meglio che clicchiate su “Full Screen”.
Almeno non mi manderete il conto dell’ottico quando perderete diottrie.

Abrams ci riprova

marzo 16 2011

Avete visto l’ultimo trailer di Super 8?
Almeno sapete cos’è?
Vabbè, caproni miei, eccovelo qua:

Che dire?
M’acchiappa e mica poco!
Ha quel non so ché dei Goonies che mi fa guardare il trailer con un sorriso.

Ma (ogni cosa di Abrams ha un “ma”) anche solo vedendo il trailer, specie questo in italiano, ho due dubbi:
1) I bravi doppiatori, quelli di una volta, che facevano capire che il bimbo in questione è un dritto, non un ritardato, che fine hanno fatto? “Ch-chiudi gli occhi…duuuuh” [cit.]
2) I Goonies erano sporchi, un po’ rudi e avventurosi per natura. Questi mi paiono dei modelli dal catalogo 0-12 di Benetton,  sembra che non siano neanche in grado di cercare il Tesoro di Willie l’Orbo senza cambiare almeno tre volte a testa le mutande.

Ma tant’è, alla fine andrò a vederlo.

Shawn, Gus e i sensitivi

marzo 10 2011

I due imbecilli protagonisti della serie.

“Max, prova a tirare giù Psych, credo che ti piacerà” disse Daze qualche mese fa.
Bah, proviamo, mi dico, al limite non mi piace e cancello.

Credo che Psych sia una delle serie più belle e divertenti degli ultimi anni, poche palle.
La storia è presto spiegata: Henry Spencer, poliziotto per passione e talento, addestra suo figlio Shawn, il protagonista della serie, a diventare un acuto osservatore per poi diventare un ottimo poliziotto.
Shawn sviluppa così il talento di vedere al volo indizi e particolari che nessuno può notare.
Come ogni buon rapporto padre/figlio incasinato tipico dei telefilm, il figliolo, una volta cresciuto, non ci pensa minimanente a seguire le orme del padre, così comincia una vita sregolata, nomade e all’insegna del “Si vive una volta sola”.

Una volta tornato a Santa Barbara, per puro caso e grazie alle sue capacità, Shawn risolve un caso semplicemente guardando il telegiornale.
Dà la soffiata, va a cercare una sorta di ricompensa al dipartimento di polizia; i bravi detective, però, sospettano che lui abbia le informazioni perché è implicato nella truffa.
Per liberarsi delle accuse sfrutta la sua abilità di osservatore per fingersi un sensitivo.
Già da questo, si capisce il personaggio: sciocco, infantile, spesso irritante, ignorantello quanto basta e incredibilmente nerd.

Mi fermo con la descrizione, il resto scopritelo da soli. D’altronde, come sempre, Wiki e Google sono amici utili.

Ogni puntata presenta un’omicidio o un crimine che i due detective privati devono risolvere, con l’aiuto della polizia di Santa Barbara e del padre di Shawn.
Ma è una comedy, quindi ampio spazio all’arroganza ignorante di Shawn, alle fobie infinite di Gus e alle mille gag che il duo si inventerà.

Insomma, data l’ora*, vi consiglio di spararvi un paio di puntate.
Poi mi direte che ne pensate.

Vi lascio con una sigla a caso.

Sembrano quasi seri, ogni tanto.

*Sì, è un post programmato. E allora? Qui si lavora, mica come voi.

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