Tanto già scrivevo poco

23 febbraio 2013

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Un paio di settimane fa mi arriva una notifica su Google+, notizia che già di per sé era sconvolgente.

Lo sconvolgimento cresce quando leggo che un vecchio compagne di scorribande sul forum del fu gamesradar (oggi GamesVillage) mi vuole con sé come articolista sul nuovo sito di cui è responsabile.

Che poi sarebbe questo.Dalla redazione di The Indie Shelter, il network che parla di videogiochi, cinema e musica. e chi c'ammazza?

Che poi sarebbe questo.
Dalla redazione di The Indie Shelter, il network che parla di videogiochi, cinema e musica. e chi c’ammazza?

Come ho scritto a lui, Internet è grosso come uno spillo, in realtà è un’immenso paesino dove ci si conosce tutti, chi va dal panettiere, chi dal medico, chi nel negozietto di fiducia e così via.
Così accetto volentieri, un po’ per mettermi alla prova, un po’ per cominciare una nuova via.

Così in un paio di giorni tiro fuori un piccolo articolo sulla situazione di Rayman Legends, cercando di mettere in ordine gli accadimenti di due giorni in poche righe. Ditemi voi se ci sono riuscito.

La richiesta è di un articolo a settimana, il seguente è di martedì scorso, su un certo gioco che aspetto con ansia da fanboy.

Quindi sì, scrivo meno del solito qui sopra, ma prometto di segnalarvi qui sopra i prossimi articoli, sia di The Game Shelter che di Uncanny Nerdz.

Questo è quanto, due piccole segnalazioni per farvi capire che son ancora vivo  e che anche se non mi vedete, son attivo più che mai.

Ci si vede presto!

Che poi, oh, uno c’ha da fare

11 gennaio 2013

Negli ultimi mesi sono sparito da questo blog.
È vero, avete ragione, sono un po’ un quaquaraqua, ma dovete sapere che il grosso delle minchiate dei miei articoli ora esce su un altro sito.
Già, sito, non blog.

Il progetto è nato da un’idea di Daze che ad un certo punto ha urlato “Ok, voglio fare qualcosa tutti insieme, che facciamo?”

Dopo un paio di mesi tra brainstorming, insulti, prove di grafica, concept strani e un paio di casse di birra (le idee migliori vengono da ubriachi, si sa) è nato Uncanny Nerdz.

Il sito è nato il primo ottobre del 2012, sotto l’idea del divertiamoci, ma ha ottenuto subito un buon successo, facendoci sfondare le 10000 (diecimila!) visualizzazioni in poco più di tre mesi.
Di cosa si parla?
Di tutto: serie TV, film, videogiochi, libri, shopping, musica e chi più ne ha, più ne metta.

Ovviamente ci siamo resi subito conto delle potenzialità del nostro piccolo e stiamo già lavorando alla prossima versione, ma non dico nulla di più perché è ancora un work in progress e non siamo pronti a far vedere nulla.

Overthink continuerà a vagare per la rete per un po’, accogliendo, quando posso, i miei pensieri in generale su quello di cui ho sempre parlato: cazzate.
Ma lo sapete già, non è che potete aspettarvi tanto di pi da un blog che ha la faccia di vernice.

Bye bye Tony

20 agosto 2012

Ci sono i film d’azione, quelli tutti sparatorie, esplosioni e niente stile (*coff coff*Micheal Bay*coff coff*) e poi ci sono i film di Tony Scott, la parte buona dei Fratelli Scott.
I suoi film sono quelli che ti colpiscono quando sei pischello, li capisci quando sei un po’ più grande e ti esaltano quando sei cresciuto del tutto.

Non sono troppo bravo in queste cose, ma ci tenevo a scrivere qualcosa per un regista che mi ha aiutato a sviluppare, in qualche maniera, il mio sense of humor e quella punta di cinismo che ho.

Bye bye, Tony.
È stato davvero un piacere.

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Prove tecniche di trasmissione

16 agosto 2012

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“E perchè non passi a Blogger? Eddai, che è più flessibile, più divertente, ha iutùb integrato, ci pubblichi direttamente su google plà che ti piace così tanto, e poi così ti abitui per quell’altra roba e l’app di bloggher è più figa di quella di uórdpres, che se vuoi cambiare leiaut devi pagarli”

Più o meno in sintesi, questi sono i motivi per cui proveró a spostare il blog da qui a qui, percui ci potrebbero essere dei casini se mi seguite su tuitter o feisbuc.
Nel caso il tutto andasse in porto, vi faró sapere qui sopra.

[PseudoRECE] Gears of War Saga

15 agosto 2012

Qualche settimana fa ho finalmente finito Gears of War 3, insieme al buon Mario, super fan della saga fin dalla sua prima uscita e ottimo compañero di scorribande ammazza locuste.
E poi, presi dalla foga testosteronica che ci ha omaggiato il gioco in questione, abbiamo ricominciato i due capitoli precedenti.
Nel senso, contemporaneamente: il secondo da me, sulla mia Xbox e il primo a casa sua.
Altro che discoteca e strage del sabato sera: noi facciamo genocidi virtuali, cocco, un paio di ribaltati sull’Adriatica non sono niente.*

Quindi m’è venuto in mente che non avevo (quasi) mai parlato di questa saga qui sopra ed eccoci qui.

[Preparatevi che è uno di quei soliloqui lunghi e noiosi. Poi non dite che non vi avevo avvertito]

Leggi il seguito di questo post »

PEGI, un micro rant

13 agosto 2012

Cos’è il PEGI?
Loro lo descrivono così:

Le classificazioni in base all’età sono sistemi utilizzati per garantire che forme di intrattenimento quali film, video, DVD e giochi per computer siano chiaramente etichettate per gruppi di età a seconda del loro contenuto. Le classificazioni in base all’età forniscono indicazioni ai consumatori (in particolare ai genitori), e li aiutano a decidere se acquistare o meno un particolare prodotto.

I giochi per computer e i videogiochi sono attualmente apprezzati da milioni di giocatori in tutta Europa. Nel Regno Unito, il 37% della popolazione di età compresa tra 16 e 49 anni si descrive come “giocatore attivo” (che, cioè, gioca su console fisse o portatili o su PC). In Spagna e in Finlandia, invece, il 28% della popolazione di età compresa tra 16 e 49 anni viene descritto come “giocatore attivo”. [Relazione Nielsen, 2008]. Mentre la maggior parte dei giochi (il 49%) è adatta a giocatori di tutte le età, alcuni di essi sono adatti solo a bambini più grandi e ad adolescenti. Alcuni giochi (il 4%) sono rivolti solo a un pubblico adulto (di oltre 18 anni).

La classificazione presente su un gioco conferma che esso è adatto a giocatori di età superiore a quella indicata. Di conseguenza, un gioco classificato come PEGI 7 è adatto solo a bambini di età superiore a sette anni e un gioco classificato come PEGI 18 è adatto solo ad adulti di 18 anni e oltre. La classificazione PEGI prende in considerazione l’adeguatezza di un gioco a una determinata fascia di età e non il livello di difficoltà.

Il sistema PEGI è utilizzato e riconosciuto in tutta Europa ed è sostenuto con passione dalla Commissione Europea, che lo considera un modello di armonizzazione a livello europeo nel settore della protezione dei minori.

Praticamente è il numerello in basso a sinistra sulle confezioni dei videogiochi.

Tutti i simbolini (quasi inutili) del PEGI

Come vedete, per quanto carini e comprensibili, i simboli sono un po’ pochini, specie per i videogiochi odierni.

Per avere un’idea di cosa dovrebbe comunicare un numero accoppiato con un paio di simboli, ecco il PEGI di “Professor Layton e il Richiamo dello Spettro”

Per ora non teniamo conto della descrizione,  dato che sulle confezioni non c’è. Vediamo il tutto come degli acquirenti medi, che non hanno idea di cosa sia il PEGI.

Stando a questo screenshot del sito PEGI, questo è un gioco adatto a bambini dai sette anni in su, che contiene scene di violenza e fa paura.

Ok, diciamo che il Professor layton, con la sua grafica che mi ricorda lo Sherlock Holmes di Miyazaki (che era una figata totale e chissà se non ci scappa un articolo prima o poi), è un videogioco che potrebbe far paura.

Proviamo a dare un’occhiata al corrispettivo americano del PEGI, l’ESRB?
Premessa: dietro alle confezioni americane, c’è sempre un box simile a questo

Questo è di Halo 4, per esempio.

Che mi spiega verso chi è rivolto il gioco, i contenuti in forma scritta, l’età consigliata, in questo caso: Pubblico maturo, contiene sangue e violenza, consigliato dai 17 anni in su.
Torniamo all’esempio del Professo Layton. Ecco cosa un genitore americano vede sul retro della copertina del gioco:

E qui capiamo che è un gioco per tutti, consigliato ad un pubblico dai dieci anni in su, che ha violenza moderata, riferimenti all’alcool, Gioco d’azzardo simulato e temi lievemente provocatori.
Direi che per essere quattro righe spiegano parecchio meglio il perché della classificazione, no?
Poi ovviamente ci sono le varie gabole: il “Alcohol Reference” che c’è in Layton non è lo stesso di “The Witcher” con le sue gare di bevute con secondi fini, esattamente come nel PEGI.
Il sistema del vecchio continente, però, è fin troppo minimale, limitandosi a soli otto descrittori per coprire tutte le tematiche che si possono avere in un videogame, mentre l’ESRB ne ha ben trenta.

Il divario è imbarazzante, per quanto ci siano degli eccessi anche lì (il “Linguaggio Scurrile nella musica” mi fa particlarmente ghignare), l’ESRB fornisce un’informazione più completa e immediata rispetto al nostro.
La via di mezzo, a mio parere, è quella giusta: più simboli per descrivere meglio e più fasce d’età per suddividere meglio il pubblico.
In alternativa, via ‘sti cazzo di numeri, che creano solo confusione e non servono ad una beatissima fungia.

Dopo tutte queste considerazioni, però, mi viene in mente questo:

e improvvisamente, mi viene da vendere GTA IV al ragazzino di sette anni.

Ci sono giocatori e giocatori…

12 agosto 2012

Ci sono giocatori che credono di giocare ai videogames (scusate, ma “Videogiochi” è davvero bruttino come termine) solo perché hanno la Wii e si sbracciano a Wii Sports.

Ci sono i giocatori che “vorrei l’icsbocs, ma niente coi giochi, che tanto gioco solo a PES”.

Ci sono anche quelli che “Ma sul DS c’è altro oltre il brèin treini?”

Dall’alto della loro esperienza, spesso pluridecennale, ci sono i Gamers, non casual, non hardcore, non conscious nè altre etichette: solo Gamers.
Quelli che guardano con affetto la loro copia di “Ultima Online” mentre WoW si avvia, quelli che ricordano quando Gordon Freeman fece irruzione nelle loro giovani menti, quelli che andavano alla terza colonna della ventitreesima pagina del manuale per inserire il simbolo e cominciare “Indiana Jones and the fate of Atlantis”, quelli che guardano l’Angry Videogame Nerd sorridendo e pensando “cazzo, se ha ragione, quello era proprio un gioco di merda”.

Tipo.

Ci sono anche quelli che “se non hai mai giocato a Sam & Max non sei nessuno” e quelli che si divertono a chiamare bimbiminkia i poveri cristi che hanno scoperto questo magico mondo solo con la Plèi.

Io ho cominciato a videogiocare nel 1987, grazie ai miei che regalarono il gioco del momento al piccolo saccente di casa, con il gioco migliore su cui un bimbo degli anni ’80 potesse mettere mano: Super Mario Bros.
Erano i tempi in cui Marty McFly era tornato solo una volta al futuro, Indiana Jones stava pensando che forse forse aveva ancora una storia da raccontare e nessuno avrebbe mai creduto di rivedere al cinema un nuovo episodio di Guerre Stellari.
Incominciai a fantasticare sui magici mondi che, dopo Mario, mi si prospettavano davanti: castelli di vampiri, tartarughe ninja mutanti, omini blu che sparano palline dal braccio, pallette rosa che divorano i propri nemici e via così.

E giù cagotto.

Il tempo passava così velocemente che nemmeno me ne rendevo conto, ma da bravo bimbo qual ero, alle nove si dormiva e spesso lasciava acceso il magico scatolo grigio per finire la partita il giorno dopo.
Un vizio che mi è rimasto tutt’oggi, peraltro.

Sono passati tanti anni da quanto Mario mi percosse il cervello a suon di monetine e funghetti, ma la mia passione è sempre qua.
Più del disegno, più della lettura, più della musica e del cinema, ecco a cosa sono davvero appassionato: ai videogiochi.
Del resto, se così non fosse, non ne scriverei in ogni dove, no?

In negozio, poi, mi capita di sentire mamme che “compro questo a mia figlia di sedici anni, ma dico io…ormai è grande, dovrebbe mollarli, no?”.

Io di anni ne ho 28, signora.
E non mollo nemmeno se mi sparano.

 

Dolcevita, Jeans, Mela

6 ottobre 2011

Alla fine ci ha salutati. Una delle menti più geniali degli ultimi 30 anni ci saluta. Niente “One More Thing” oggi.

[Combo Post] Nintendo, Apple e il futuro degli Handheld

12 agosto 2011

Immagine presa dal post di Itomi.

Poco fa, il Grande Cazzaro Supremo Itomi, ha pubblicato su Google+ e su Leganerd.com questo articolo, creando un cross-post in cui due discussioni parallele.
Letto tutto? Good.
Ho seguito quella su G+, dicendo anche la mia in proposito.

Non so, sinceramente non vedo il mercato degli handheld così morto.
Per quanto un gioco costi poco su iOS, il device su cui è venduto è comunque qualcosa che non è fatto per giocare e che costa comunque il doppio di qualunque console portatile.
Uno schermo multitouch non potrà MAI essere paragonato ai tasti fisici.

La Nintendo ha fatto un po’ troppe cazzate col lancio del 3DS, verissimo (niente browser, niente eShop, pochi giochi), ma il ribasso di oggi farà aumentare le vendite e non di poco.
40 € son tanti per un gioco? Probabile, ma continuo a vendere Pokémon, Mario e il Prof. Layton come se non ci fosse un domani, ogni santissimo giorno.

PSVita attira un sacco di curiosità, da tutte le parti, ma Sony non è capace a spiegare per benino in cosa sarebbe diverso e migliore dei suoi diretti concorrenti, cosa che non fu capace di fare neanche al lancio della PS3.

Personalmente mi piace il 3DS, è lì dal giorno del lancio, ha un sacco di feature interessanti e un buon potenziale.
L’unico, grande problema, per ora, è la mancanza di giochi.
Che poi è lo steso che ha ucciso la PSP dal primo giorno.

In sostanza, non credo che Nintendo farà mai dei porting dei suoi giochi su iOS, ma potrebbe creare delle app dedicate (es. il Pokèdex interattivo, puzzle game abbandonati da tempo tipo Doctor Mario ecc..) che completino in qualche modo i suoi giochi.

Per la serie, se non puoi combatterli…

Ah, giusto, già che ci sono: ho 150 inviti a Google+ da buttar via.
Chi ne vuole uno, si faccia avanti.

Mi manca il GameCube.

11 agosto 2011

Ieri sera son venuti due amici a casa, la classica seratina da quasi trentenni spiantati e pigri: due chiacchere, un po’ di cazzate, “Ehi, l’hai visto questo su Youtube?” e un po’ di multiplayer casualone che non fa mai male.

Ci siamo ritrovati a devastarci a Mario Kart Wii, loro con i controller del mitico Cubo ed io con l’accoppiata Wiimote+Nunchuck.

Il multiplayer di Mario Kart fa cagare, non ci sono cazzi, è un abominio, una pallida ombra di quello che era la sua versione precedente.

Sento già i cori “Cazzo dici, ma sei scemo?”, ma ora ci arrivo.
Se proprio ti senti in obbligo di mettere più tipologie di veicoli, equilibrali per bene.
Se sono l’unico stronzo in moto, non ha molto senso che gli altri giocatori/bot possano scegliere i carri armati per buttarmi fuori di strada appena sono a 25 metri.
Per non parlare del solito script che sei sei intesta, rassegnati, il traguardo non lo vedrai mai.
Non dalla prima posizione, almeno.
La gara tipo in Mario Kart Wii ti vede in testa per due giri, spesso con la noia nell’anima, per poi essere bersaglio di undici fottuti stronzi che ti bersagliano come se non ci fosse un domani, rendendoti non solo un pericolo sociale in preda a rabbia compulsiva, ma anche l’ultimo sull’arrivo.

Tra power up inevitabili diventati ormai troppi (il POW, il Fulmine, il guscio blu…) e il fatto che l’IA corre sempre in blocchi da 10, arrivare primo è solo una questione di mero culo.

E non lo dico solo perché ieri sera ho perso un paio di volte, ma proprio perché non è più il gioco equilibrato di una volta.
Sul single player ancora ancora se la cavicchia, ma il multi è proprio da riscrivere da capo.

Mi manca il Gamecube anche per questo.
C’ero meno giochi, è vero, ma quasi tutti di qualità.
Mario kart Double Dash, a chiunque ci abbia  giocato all’epoca, rievoca ancora oggi ricordi grandiosi, un gioco ai limiti della perfezione.
Per citare solo una serie, ovviamente.
Pikmin, lo Zelda con la direzione artistica più bella degli ultimi dieci anni, la rinascita di Metroid dopo anni di oblio, Resident Evil 4 e i Capcom 5, F-Zero, Rogue Squadron… Così tanti giochi, con una qualità assurda.
Erano tutti divertenti, graficamente appaganti e col tempo hanno tenuto botta, invecchiando benissimo.
Ma d’altronde, se nel 2003 la Nintendo, in accoppiata con SeGa, ci dava in pasto questo

Ora ci sanno dare solo questo. E a me girano i coglioni.

 


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